Chi fa questo mestiere passa le giornate a fissare rendimenti, spread e medie mobili. Poi un martedì di ottobre alza lo sguardo dallo schermo e scopre che in Europa c’è gente in piazza. Parecchia. E per tre motivi diversi che, a ben vedere, sono lo stesso motivo.
Tre piazze, un solo conto da pagare
Francia: sono scesi in strada i ragazzi. Tutto è partito a metà settembre da un liceo di Créteil, dove mancavano professori e personale per gli studenti con disabilità. In pochi giorni la protesta si è allargata a mezzo paese: solo il 1° ottobre il ministero dell’Interno ha contato quasi duemila fermi. Non è stato tutto pacifico e in alcuni episodi, come l’aggressione a un preside a Marsiglia, si è passato il segno. Il governo accusa la sinistra radicale di soffiare sul fuoco, la sinistra accusa il governo di smantellare la scuola pubblica. Intanto oggi c’è una nuova mobilitazione nazionale e le presidenziali di marzo 2027 si avvicinano. Chi ci arriva in testa, non lo so. So che la scuola non è più un tema da talk show.
Spagna: la scintilla è stata innescata da una signora, Maricarmen , 87 anni, sfrattata il 23 settembre in barella dal palazzo dove viveva da settant’anni e morta oggi all’ospedale Gregorio Maranon di Madrid, che ha dato il via alle proteste per il diritto alla casa, dopo che un fondo aveva rilevato l’edificio e alzato l’affitto del 275%. Centinaia di persone si sono accampate a Puerta del Sol. Il governo Sánchez ha provato a rispondere con dei decreti, ma il Congresso li ha bocciati: contro PP e Vox, con il voto decisivo dei sette deputati di Junts. Il problema di fondo è semplice e brutale: secondo la Banca di Spagna mancano circa 700mila case. Quando manca un bene primario, il prezzo sale, e quando il prezzo sale, qualcuno finisce in piazza.
Germania: la scena è diversa, perché il malessere non marcia: vota. In Sassonia-Anhalt l’AfD ha preso il 43,8%, più del doppio del 2021, con un’affluenza dell’80%. In Meclemburgo-Pomerania ha vinto con circa il 38%, e a Berlino la CDU ha perso otto punti fermandosi attorno al 20%. A livello federale l’AfD sta tra il 25% e il 27%. Gli altri partiti, per ora, mantengono il cordone sanitario. Merz non si dimette e la coalizione tiene. Ma un cordone sanitario è un patto politico, non una legge di natura.
Il filo rosso
Qui non si vuole fare politica, quindi prendetela come una pura opinione da investitore: tre paesi, tre linguaggi, un’unica frase che ricorre. “Non ce la faccio a vivere decentemente, e chi governa non mi sembra in grado di aiutarmi“. Cambia l’indirizzo della rabbia (a sinistra in Francia e Spagna, a destra in Germania), ma la bolletta è la stessa: scuola, casa, futuro. E a complicare tutto c’è una politica frammentata, che quando serve una risposta rapida spesso non riesce a produrla.
E i mercati? Fanno finta di niente
Qui entra in gioco il mestiere dell’investitore, ed è la parte più curiosa. Mentre l’Europa si agita, i mercati sono in un’altra stanza.
Il rendimento del decennale americano è attorno al 5,3%, ai livelli più alti dal 2002. La BCE ha alzato i tassi al 2,5% con un’inflazione al 3,3%, spinta da un petrolio attorno ai 100 dollari. Lo spread BTP-Bund è circa a 116 e quello OAT-Bund a 140: non siamo al panico, ma nemmeno al relax. E l’S&P 500, nel frattempo, ha toccato un nuovo record.
Peccato che, sotto il cofano, il quadro sia meno festoso. Solo il 40% circa dei titoli americani è sopra la media a 200 giorni, il livello più basso da maggio 2025. In pratica un indice ai massimi, trascinato da pochissimi nomi (Nvidia, soprattutto), mentre la maggior parte del mercato arranca.
È un pò come immaginare una festa con la musica ancora a palla in salotto e metà degli invitati già sull’uscio a cercare il cappotto. Fa un po’ tristezza fantozziana, ma rende.
Il punto di contatto
Perché un investitore dovrebbe preoccuparsi di scuole francesi e affitti spagnoli? Per tre motivi poco romantici:
- Spesa pubblica. Le piazze chiedono più scuola e più case. I governi hanno poco spazio fiscale, con tassi alti e debiti pesanti. Chi non può spendere si ritrova con altra rabbia, chi spende alimenta gli spread.
- Instabilità politica. I mercati odiano l’incertezza più di quanto odino le cattive notizie. Governi senza maggioranza e tensioni sociali sono incertezza allo stato puro.
- Fiducia. Il risparmio, in fondo, è un atto di fede nel futuro. Quando una generazione intera non si fida, prima o poi si vede anche sui consumi, sui mutui, sul voto.
Allora si crolla?
No, e chi lo dice con sicurezza vende qualcosa. Non si vedono (nei dati analizzati) segnali di stress sistemico: banche più solide del 2008, rialzo dei rendimenti graduale, liquidità funzionante. Però il margine d’errore si è ridotto, e un mercato che sale mentre le fondamenta scricchiolano è un mercato che sta scommettendo su un atterraggio morbido. Funziona finché funziona.
La lezione è la solita e noiosa: diversificare, non usare la leva, tenere un fondo per le emergenze e non confondere un indice ai massimi con un’economia in salute. L’Europa, con tutti i suoi problemi, ne ha già superati di peggiori. Ma non sempre ha avvisato prima.



